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matteo de canal

Nasce il 9 luglio 1978 a Milano, città vissuta, studiata, amata, restando fortemente legato al paese delle origini familiari, Mel (Belluno).

Tra le mura domestiche la creatività è presente in ogni sua forma, forse ereditata dagli avi cantanti d’opera e d’operetta. Grato alla formazione scolastica ricevuta dalla maestra elementare, abile nell’instillare nei propri piccoli alunni la gioia per la lettura, l’arte,

il cinema e la rappresentazione, conclude gli studi nel 1998. Oggi è responsabile commerciale per il mercato estero in un’azienda italiana operante nel settore dell’elettronica.

Le tante esperienze in gioventù (di Quartiere, Parrocchiali, durante la Leva) gli permettono d’incontrare migliaia di volti, sviluppando un particolare piacere per l’osservazione dei diversi caratteri e storie, nonché per i risultati raggiunti lavorando in gruppo, dosando l’empatia, l’ironia e il gusto per la battuta di spirito che ne contraddistinguono da sempre la personalità.

Attivo nel Teatro Amatoriale milanese fin dal 2000, come regista di Compagnie formate da ragazzi e giovani di vari quartieri (oggi a Quarto Oggiaro) e in qualità d’attore in una Compagnia d’adulti. Una passione per la parola, scritta e pronunciata, che nel 2007 lo avvicina al Doppiaggio per una breve ma intensa esperienza quale allievo di alcuni tra i maggiori maestri e direttori.

Due esperienze di volontariato in Perù gli permettono di approfondire lo sguardo verso l’altro, gustando a fondo lo scoprirsi sorpresi dalle anche più minute emozioni che possono giungere inaspettate all’anima, e imparando quelle lezioni di vita che solo la montagna, coi suoi silenzi e i suoi lunghi cammini, sa donare.

Storie che anziché divenire impolverati ricordi son lievitate nel tempo, trovando solo recentemente una via di fuga che nel suo mischiarle e addizionarle di fantasia ha infine permesso loro di depositarsi prima sui fogli di vecchie agende ed oggi sulle pagine del libro che avete tra le mani.

PASSAGGI - racconti

Cinque racconti per tornare a conoscersi sul serio, ad ascoltare l’uno le storie dell’altro: forse per far nascere un’amicizia, forse per trattenere il ricordo di un istante nel cassetto della memoria e, una volta giunti in fondo al viaggio, salutarsi per sempre.
Ortensia, un’infermiera giunta all’ultima notte di lavoro prima della pensione, intenta a ricordare le vite che ha visto scorrere in ospedale.
Un teatro ridotto a rudere del quale sono rimasti solo il camerino numero 5 e il palco. Un attore che si fa carico di tutto lo spettacolo da mettere in scena per la passione
che nutre verso questo mondo e il suo pubblico.
Un bambino che urla a tutti la sua presenza e ci presenta il mondo attraverso i suoi occhi.
Una storia sospesa sul filo dei sogni, una ragazza che indaga su una misteriosa donna, custode della memoria del borgo.
Infine, un paese che ruota intorno all’affidamento di un ragazzo ad una coppia senza figli. La vita scorre e le cose cambiano, ma l’amore li riunirà un’ultima volta. Manifesto del messaggio che la famiglia è dovunque c’è amore.

quattro chiacchiere con matteo

Ciao Matteo. Innanzitutto grazie della tua disponibilità. Scrittore, cantastorie, regista teatrale. Un profilo poliedrico per un amante indiscusso delle parole e delle storie creabili con esse. Andiamo dritti al cuore di questa passione. Scrivere…perché?

Credimi, è una domanda che mi pongo anch’io.

Sono sincero: non avrei mai pensato di poter scrivere. A dire la verità, da ragazzo non sono stato neppure un gran lettore. Non sono mai stato quello che si chiudeva a leggere libri, anzi. Forzatamente mi obbligavo a leggere quelli consigliati dalla Maestra o Professoressa del caso. Certo, in famiglia ho sempre avuto attorno grandi lettori, oserei dire mangiatori di libri, e forse quella mia reazione contraria è stata un atteggiamento quanto mai adolescenziale.

 

Ad ogni modo, ricordo il piacere provato quando scoprivo tra i tanti testi ‘obbligati’ qualche perla che riconosco aver contribuito alla mia crescita: penso a ‘L’amico ritrovato’, ai ‘Ragazzi della via Pal’, a tutti i racconti di Edgar Allan Poe.

Di certo ho sempre amato raccontare storie, inventarne, raccontarle ai bambini quando facevo l’animatore alle feste, o inventarle per feste parrocchiali e di quartiere affinché venissero recitate su palcoscenici improvvisati.

La forza delle storie si è fatta prepotente quando ho iniziato a viaggiare molto per lavoro; mentre percorrevo chilometri di autostrada, pensavo. Molto. E mi scoprivo a raccontarmi storie nuove, pensando per la prima volta: “ma perché non metto giù qualcosa?”. Ho pensato allora di approfittare dei lunghi viaggi in aereo, cullato dal rumore dei motori. Ecco, se in qualche punto del libro qualcosa vi dovesse sconvolgere particolarmente, quelle erano le Turbolenze più pesanti!

Quando hai capito che non avresti potuto prescindere dalla tua passione per la scrittura?

Recentemente.

Ovvero, quando mi sono reso conto che certe storie sgorgavano in maniera impressionante dalla mia mente, al solo fermarmi per pensare ad un racconto, ad un argomento.

Oggi ho varie storie che sento agitarsi tra i miei pensieri; prima o poi, ne sono certo, troveranno la via d’uscita e cercherò di acchiapparle tutte con il lazo per ricondurle nel recinto di un foglio di carta.

Ultimamente, poi, mi sono reso conto che molte storie stan prendendo forma di Filastrocche, di simpatici Sonetti. Credo sia una forma espressiva stupenda. Considera che tra i miei miti assoluti ho nel cuore l’immenso Rodari. Ad ogni modo, una di queste l’ho data ad un paio di amici insegnanti di scuola primaria, ed è stata grande la mia gioia nel sapere che l’hanno usata con i propri alunni riscontrando un piacevole apprezzamento da parte loro. Beh, riempie il cuore!

Se ti dico Reading All, cosa ti viene in mente? A parole tue.

Squadra.

Mi ripeto, come già accennato precedentemente.

Ho trovato del grandi Professionisti, innamorati del proprio lavoro e del ‘giocare’ con le parole, laddove ‘Giocare’ deve essere inteso nel modo più pieno del significato. Qualcosa che dà gioia, mentre si impara, mentre si crea.

Un piacere lasciare che a guidare sia Reading All, mentre tu sei intento a pensare alla prossima storia.

Grazie per aver dato fiducia al progetto Reading All. Non ti chiediamo di esprimere un parere sul nostro servizio ma vogliamo parlare del Self Publishing. Quanto ne sapevi di questo nuovo modo di fare editoria?

Onestamente non molto.

Avevo sentito parlare dell’opportunità data da Amazon e da aziende ad essa in qualche modo connesse, a chi desiderasse realizzare una propria pubblicazione senza perdersi nelle maglie della burocrazia data dalle forme più classiche d’editoria.

Certo, Amazon si può amare o odiare, non è questo l’ambito per poter disquisire in merito all’etica aziendale o al ruolo quasi privo di concorrenza che opera in molteplici ambiti. Piuttosto mi farei delle domande in merito al fatto che, a differenza di quanto capita per la musica da pochi anni, per l’editoria siano ancora così poche le opzioni che si trova davanti chi, come me, ha il sogno di pubblicare qualche proprio scritto. Certo, la Cultura non paga, si suol dire; ad ogni modo, posso dire che quel che più mi ha conquistato è il motto di Reading All, che chiude il “Manifesto”: vince ciò che viene letto, non ciò che vende.

Dopo questa prima esperienza, come descriveresti adesso le possibilità del Self Publishing

Anche se mi hai detto di non esprimere pareri, lasciami dire che sono grato d’aver scoperto il Self Publishing tramite una struttura quale quella di Reading All. Ogni esperienza viene valutata filtrandola obbligatoriamente attraverso il filtro del “Media” che te l’ha fatta vivere. Debbo dire che ho trovato in Reading All un Team di grandi Professionisti, innamorati del proprio lavoro e del risultato, costantemente accanto all’autore per guidarlo a tirare fuori il massimo dal proprio elaborato, un’attenzione ai dettagli della Pubblicazione, alla Grafica. Seriamente: lasciami ringraziare ed abbracciare una volta di più tutta la squadra.

Tornando alla tua domanda, credo che il Self Publishing sia una preziosa opportunità per contribuire a far emergere idee, punti di vista, ma anche più semplicemente (se si può dire ‘semplicemente’) per seminare Storie.

Non la vedo tanto come un’opportunità per far nascere o scoprire Talenti; oggi sembra che non si possa fare a meno di sentirsi “Talent Scout”, in molteplici ambiti della Società.

Credo invece che, soprattutto in una fase storica come questa, sospesa tra innovazione tecnologica spinta a livelli inimmaginabili e problematiche naturali che ci rammentano (talvolta anche con forza, a ‘schiaffoni’ possiamo dire) che non dobbiamo trascurare il fatto di Essere Umani, e dobbiamo nutrire ogni fibra del nostro essere in maniera Naturale, ma anche in maniera Spirituale; e fermo restando le Fedi di ciascuno, che possono essere varie e tutte più che valide, nulla nutre lo spirito e la Fantasia più della lettura, ma direi ancor più il fatto di poter “accedere a Storie”.

Ecco, per non dilungarmi troppo (sono prolisso, me ne scuso!), potrei concludere così: il Self Publishing permette a chiunque di narrare la propria storia attorno al falò della Vita, affinché chiunque cerchi di scaldare i pensieri e il cuore, oltre che il corpo, ne possa godere.

Entri in un bar. Ti siedi al bancone. Vicino a te c’è un uomo che sta scrivendo assorto su un foglio di carta. Dai una sbirciata e leggi. Cosa c’è scritto su quel foglio?

Una lista della spesa.

Quantomeno, questo è ciò che sembra a colpo d’occhio.

Fingendo infatti di parlare al cellulare, colgo l’attimo in cui l’uomo si volta di lato per chiedere al cameriere se può portargli un’altra spremuta d’arancia, ma questa volta senza ghiaccio. Posso così notare che l’elenco non menziona alcun prodotto preso dall’ultimo volantino del Supermarket poco distante, bensì riporta un elenco con i nomi degli antichi quartieri di Milano, praticamente tutti quelli scomparsi dal dopoguerra, rasi al suolo dai bombardamenti o da qualche speculazione edilizia. Accanto ad uno di essi è riportato un orario e la data di domani, e una freccia porta in fondo al foglio dove sottolineata più volte appare la parola…

Qual è il posto più strano dove hai detto “datemi un foglio, devo scrivere”!

A Hong Kong, in attesa dell’imbarco di un volo che già sarebbe dovuto partire alla 1.25 ed invece avrebbe avuto due ore di ritardo. Così, mezzo sdraiato tra una poltroncina in ferro e il trolley, mi sono messo su un fianco combattendo tra la voglia di dormire, il desiderio di andare a guidare l’aereo per far prima e… il mettere nero su bianco qualche frase.

Quali sono gli scrittori che più ti hanno ispirato o ai quali ti ispiri quando scrivi?

Oltre alla narrativa, mi piace molto leggere biografie e saggistica.

Apprezzo enormemente il modo di scrivere e l’uso sapiente della lingua italiana fatto da Beppe Severgnini, al quale invidio l’ironia e la scelta delle parole per generare un piacevole gioco di ‘suoni’ nella mente del lettore.

Tornando alla pura narrativa, ringrazio Dio ogni giorno per aver messo sul mio cammino Carlos Ruiz Zafòn.

Anche se in parte gli contesto il fatto di avercelo portato via nel corso di questo orribile 2020.

Quali progetti vede il futuro per Matteo De Canal?

Nella vita ne ho migliaia. Lavorativamente, la speranza di poter tornare presto a viaggiare; è la parte più pesante del mio lavoro, ma anche quella più affascinante, che permette di mantenere costantemente aperta la finestra della mente nei confronti del mondo, delle diversità di approccio alla vita, alle lingue. Teatralmente, desidero con tutto me stesso di poter finalmente portare in scena la Compagnia Teatrale di Ragazzi che gestisco a Quarto Oggiaro, con i quali eravamo pronti a debuttare con il nuovo testo lo scorso 4 Aprile, prima che il Sig. Covid decidesse di scombinarci i piani.

Poi, che dire… appena certe storielle saranno mature, procederò con il raccolto… vi tengo aggiornati!

L’emozione o la parola che vorresti generare in chi ti legge?

Sorpresa.

Leggerezza.

Sorrisi.

Qualche lacrima.

La gioia del Vivere.

Consigliaci 3 libri da leggere assolutamente prima di morire?

Gioco il Jolly, e come primo metto la… Quadrilogia del “Cimitero dei Libri Dimenticati” di Zafòn (e chi sennò?)

Come secondo, scelgo un testo teatrale (deformazione professional/passionale!): L’Importanza di Chiamarsi Ernesto” di Oscar Wilde. Lo ritengo enormemente formativo per l’Ironia, elemento che dovremmo abituarci tutti ad allenare e riscoprire quale filtro attraverso il quale vedere la vita ed affrontare i problemi. Io per primo talvolta me ne dimentico, sono sincero. Eppure, l’occhio ironico/distaccato di Wilde e del suo alter-ego Algernoon credo possano rendere tutto molto più leggero.

Come terzo, non posso non citare “La Grammatica della Fantasia” di Gianni Rodari. Un gioiello, un capolavoro per chi ama la “Parola”. Considera solo che il sottotitolo è “Introduzione all’arte di Raccontar Storie”. Ho detto tutto.

Permettimi un outsider. Edgar Allan Poe, già citato. Una raccolta a caso dei suoi principali Racconti.

Con quale scrittore contemporaneo o classico vorresti scambiare due chiacchiere? E se potessi, quale domanda faresti?

Con Camilleri credo avrei potuto passare giornate, ma non chiacchierando: semplicemente in religioso ascolto.

Con Zafòn avrei passato il tempo a far domande, come un garzone a fianco del Maestro, per provare a rubare qualche segreto.

Con Wilde mi sarei fatto matte risate. O forse sarei stato preso in giro per la mia esagerata razionalità nell’affrontare la vita.

Con Severgnini prenderei volentieri un caffè.

Con Dario Fo, Luzzati, Proietti, mi perderei in lunghe serate a parlare di Teatro, Camerini, dietro le quinte, applausi, silenzi…

Qual è il personaggio da te scritto al quale sei più legato e perché?

Gioco facile citando Gioacchino, del racconto “Sostegno”. In lui vivono così tante persone da me incontrate nella vita, primo tra tutti mio nonno Mario, ma con lui tanti altri anziani ai quali ho invidiato l’immensa capacità d’affrontare il tramonto della vita con dignità, con piglio, con il desiderio di lavorare fino agli ultimi giorni (caratteristica anche di mia nonna Gilda, che si alzava per andare ‘a servizio’ fino ad oltre 80 anni), dispensatori di consigli, di abbracci, di silenzi pieni di parole, di caramelle scivolate in tasca e di colpi di bastone a terra.

Menzione d’onore per Ortensia, di “Vite in Transito”, in quanto primo personaggio femminile partorito dai miei neuroni, improvvisamente, una mattina d’agosto in Darsena. Tempo mezz’ora, ed era viva, lì. Sui fogli d’una agenda.

Grazie della tua disponibilità e ora una domanda alla Marzullo che non può mancare. Se tu fossi una libro…quale saresti e perché?

Sarei quello che ‘Mi sceglie’, visitando l’immenso labirinto costellato di ogni sorta di libro mai scritto dall’umanità, all’interno del “Cimitero dei Libri Dimenticati”, oggetto della già citata quadrilogia di Zafòn.

Ogni uomo ha un Libro che lo sceglie, e si apparterranno l’un l’altro per sempre.

La prossima volta che vado a Barcellona, città della quale sono innamorato e dove vado (andavo!) spesso per lavoro, proverò a farci un salto… poi ti saprò dire qual è questo libro!

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